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Danilo Leva
18
Luglio
2015

SEMBRA DAVVERO UN FILM DELL'ORRORE...

 

In edicola sul "Il Fatto quotidiano" una mia intervista,sulle ultime evoluzioni politiche che riguardano il PD. 


fattoquotidiano180715

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27
Giugno
2015

PD: LEVA, “OGGI POSTE BASI PER PARTITO CHE PARLI A SOCIETA’ ITALIANA”

italiaGiusta“La manifestazione ‘L’Italia che vogliamo. Il Pd che vogliamo’, svolta oggi a Roma ha posto le basi per il rilancio di un’iniziativa politica rinnovata”.

Lo afferma il deputato Pd Danilo Leva.

“Il Pd ha bisogno di tornare al radicamento sul territorio per parlare nuovamente al complesso della società italiana, ai lavoratori, ai giovani, alle donne, ai ceti produttivi. C’è un gran bisogno di tornare ad essere una comunità larga capace di marciare unita verso un orizzonte comune.

L’iniziativa lanciata oggi dalla bella relazione di Roberto Speranza tenta di costruire dei ponti verso chi ha abbandonato la nostra comunità negli ultimi mesi; perché soltanto riaprendo il dialogo con tutti faremo del Pd di nuovo la casa dei progressisti italiani: quella che va dai cattolici democratici, ai riformisti, alla sinistra”.

Roma, 27 giugno 2015

 
03
Giugno
2015

PD: LEVA, PRONTI A DISCUTERE MA PARTIAMO DA REALTÀ

 

italiaGiusta(ANSA) - ROMA, 3 GIU - "Pronti a discutere, convinti che il Pd abbia i numeri e la forza per portare il Paese fuori dalle difficoltà e presentarsi nel 2018 con un percorso riformista vero. Ma per favore partiamo dalla realtà".

Lo dichiara Danilo Leva, parlamentare del Pd e rappresentante della sinistra Pd guidata da Roberto Speranza.

"E' vero - aggiunge Leva - abbiamo vinto in cinque Regioni su sette. Ma il voto delle regionali ha dimostrato anche che abbiamo perso consensi, in particolare a sinistra; non abbiamo strappato voti alla destra, la quale oggi appare divisa, ma dispone ancora di un consenso complessivo di tutto rispetto; e che la scelta dei candidati non sempre e' stata felice".(ANSA).

 
21
Maggio
2015

LETTERA APERTA AI SENATORI SULLA RIFORMA “LA BUONA SCUOLA”

 

 

italiaGiustaQuesta la lettera indirizzata ai senatori con l'invito a migliorare ulteriormente sui tre punti critici il testo della riforma sulla scuola. Nella non partecipazione al voto non c'è nessun pregiudizio nei confronti del governo ma solo l'esigenza di stare sul merito delle questioni. Continueremo a lavorare per correggere e offrire una soluzione positiva. Credo che il PD possa vincere la sfida del cambiamento solo se sarà capace di costruire un consenso largo attorno al suo progetto. Fino ad oggi ( prima la riforma elettorale fatta con meno della maggioranza, poi la riforma della scuola fatta senza il sostegno di chi la scuola la vive), non è stato così.

LETTERA APERTA AI SENATORI SULLA RIFORMA “LA BUONA SCUOLA”

La scuola si cambia con la scuola. Se una parte larga di insegnanti, studenti, famiglie vive una riforma come una ferita ai propri interessi e diritti, compito della politica e del legislatore è ricucire quella frattura. La scuola italiana ha bisogno di risorse, di innovazione nei programmi e nella didattica, e di un’autonomia che abbia come finalità la promozione di chi parte svantaggiato. In questo senso compito di un’istruzione pubblica e qualificata è favorire, senza distinzione di censo o territorio, una piena autonomia critica e una libertà di pensiero e di scelta sulla propria esistenza.
Nella proposta del governo ci sono aspetti positivi: stabilizzare oltre 100mila docenti, aumentare le risorse per la didattica e l’edilizia, procedere all’organico funzionale degli istituti. Alcuni miglioramenti sono stati ottenuti durante il lavoro in Commissione a partire dal ruolo del preside che risulta almeno “attutito”. Le deleghe sono scese da 13 a 8, non comprendono più gli organi collegiali e la valutazione del singolo dirigente scolastico spetterà ad appositi ispettori. Infine è positivo lo stralcio, richiesto da molti tra noi, della norma sul 5 per 1000 che avrebbe favorito una divaricazione maggiore tra istituti “ricchi” e gli altri. Stralcio che va confermato nel passaggio al Senato.
Con la stessa chiarezza è giusto indicare i punti critici che non hanno trovato soluzione. La permanenza della chiamata diretta da parte del preside in una logica monocratica, la discriminazione che colpisce gli insegnanti abilitati di seconda fascia e tutti gli altri precari. Parliamo di docenti che hanno alle spalle anni di servizio, che hanno affrontato costi e sacrifici per conseguire l’abilitazione e che non hanno potuto fruire di alcuna finestra concorsuale. Dalla stabilizzazione restano esclusi anche 23mila insegnanti della materna. Inoltre, pure senza negare la libertà educativa delle famiglie, occorre che non vengano sottratte risorse alla centralità della scuola statale.
Ma è soprattutto su ciò che nella riforma manca che è necessario concentrare l’attenzione. E a mancare è un quadro d’insieme del riassetto del nostro sistema di istruzione. Se guardiamo a evasione, discriminazione di censo, analfabetismo di ritorno, la bussola di quel riassetto è fondamentalmente una: riagganciare la scuola ai valori della Costituzione.
In questo senso rimane un problema che non è solo di metodo. Se si accetta la premessa sulla funzione strategica dell'istruzione la conseguenza è che ogni investimento o modello di riforma deve coinvolgere e venire condivisa dai soggetti che quell'investimento o modello di riforma dovranno tradurre in pratica e realizzare. Se, invece, una riforma impatta una opposizione così massiccia alla politica e al governo si pone un’altra domanda: ed è se ha un senso immaginare di "piegare" la resistenza di insegnanti, studenti, lavoratori precari o se non sia una assoluta necessità proseguire il confronto con quel mondo anche al fine di tenere un filo e un legame con forze e culture decisive nella costruzione di un largo campo democratico. Ciò implica un riconoscimento dei ruoli della rappresentanza.
Sul complesso di questi temi – in parte di merito e in parte di respiro culturale e politico – siamo convinti, dopo il primo passaggio della legge alla Camera, che il contributo e l’impegno del Senato possano condurre a ulteriori e necessari cambiamenti del testo che vi consegniamo.
E’ importante che della scuola si discuta. E non solo nelle sedi parlamentari o tra addetti ai lavori. Ma nel Paese. Senza temere la voce dal basso, di scuole, studenti, insegnanti. Senza temere, e anzi sapendo ascoltare, la voce della piazze.
Cambiare la scuola si può e si deve. Ma la scuola si cambia con la scuola.
Agostini, Albanella, Albini, Argentin, Bersani, Bindi, Bossa, Bruno Bossio, Capodicasa, Carra, Cenni, Cimbro, Cuperlo, D'Attorre, De Maria, Epifani, Fabbri, Farina, Fassina, Folino, Fontanelli, Fossati, Galli Carlo, Giorgis, Gnecchi, Gregori, Iacono, Laforgia, Lattuca, Leva, Maestri, Malisani, Marzano, Miotto, Mognato, Murer, Pagani, Piccolo, Pollastrini, Sanna Giovanna, Speranza, Stumpo, Terrosi, Zampa, Zappulla, Zoggia

 
20
Maggio
2015

RIFORMA DELLA “BUONA SCUOLA”: L’ON. LEVA NON PARTECIPA AL VOTO.

italiaGiusta

 “Pur ritenendo positivi alcuni cambiamenti che sono stati apportati al ddl durante l’esame in Aula – afferma l’on Leva- ho ritenuto opportuno, insieme ad altri colleghi della minoranza PD, di non partecipare al voto finale, in quanto esistono ancora dei punti critici che non hanno trovato soluzione.

 

I più delicati sono principalmente tre:


il potere conferito ai dirigenti scolastici
: benché grazie ad alcune modifiche passate in Commissione le deleghe attribuite ai presidi sono state tagliate da 13 ad 8, la permanenza della chiamata diretta dei docenti in una logica monocratica non può trovarci d’accordo, in quanto mortifica il merito oggettivo e curriculare dei docenti a vantaggio di una valutazione soggettiva e piuttosto arbitraria;

la discriminazione che colpisce gli insegnanti abilitati di seconda fascia e tutti gli altri precari che saranno esclusi dalla stabilizzazione. Parliamo di docenti che hanno alle spalle anni di servizio, che hanno affrontato costi e sacrifici per conseguire l’abilitazione e che non hanno potuto fruire di alcuna finestra concorsuale. Dalla stabilizzazione restano esclusi anche 23mila insegnanti della materna;

la centralità della scuola statale: pur senza negare la libertà educativa delle famiglie, occorre che non vengano sottratte risorse alla scuola pubblica.Ma volendo analizzare più a fondo il DDL quello che manca è un quadro d’insieme del riassetto del nostro sistema di istruzione. Se guardiamo a evasione, discriminazione di censo, analfabetismo di ritorno, la bussola di quel riassetto è fondamentalmente una: riagganciare la scuola ai valori della Costituzione.

In questo senso è indispensabile che ogni modello di riforma coinvolga e venga condiviso dai soggetti che quel modello di riforma dovranno tradurre in pratica e realizzare.

Se, invece, una riforma viene osteggiata e criticata da una opposizione così massiccia, alla politica e al governo si pone un’altra domanda: ha senso "piegare" la resistenza di insegnanti, studenti, lavoratori precari o se non sia una assoluta necessità proseguire il confronto nella costruzione di un largo campo democratico.
Sul complesso di questi temi – in parte di merito e in parte di respiro culturale e politico – siamo convinti, dopo il primo passaggio della legge alla Camera, che il contributo e l’impegno del Senato possano condurre a ulteriori e necessari cambiamenti del testo.
Cambiare la scuola si può e si deve. Ma la scuola si cambia con la scuola.”

 
20
Maggio
2015

TG5 del 20.05.2015

Stasera, nell'edizione del TG5, andrà in onda il mio intervento con le considerazioni che mi hanno portato a non partecipare al voto sulla riforma della Scuola.

 tg5

 
19
Maggio
2015

PER ME LA SCUOLA È PUBBLICA. ECCO PERCHÉ, IN DIFFORMITÀ DAL GRUPPO

 

italiaGiustaPer me la scuola è pubblica.

Ecco perché, in difformità dal gruppo, sto votando a favore degli emendamenti che cancellano le risorse che questa riforma destina alle scuole private paritarie.

Penso che tutte le risorse che ci sono vadano assegnate in via prioritaria alle scuole pubbliche.
La penso così da quando facevo il rappresentante d'istituto al liceo e non cambio idea oggi che sono in parlamento

 
19
Maggio
2015

ITTIERRE: L’ON. DANILO LEVA PRESENTA UNA INTERROGAZIONE AL MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI PER CHIEDERE TEMPI BREVI PER LA CONCESSIONE DELLA PROROGA ALLA CIGS.

 

pd-moliseL’Onorevole Danilo Leva ha presentato, oggi, una interrogazione al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per chiedere l’attivazione di procedure urgenti al fine di emanare rapidamente il Decreto di concessione della proroga della CIGS per i 247 dipendenti ex ITTIERRE ai quali lo scorso 2 Aprile la stessa è scaduta.

“È fondamentale che l’iter per l’approvazione della proroga di sei mesi alla CIGS venga completato al più presto possibile. – afferma l’on. Leva - Dallo scorso marzo i 247 lavoratori ancora in carico a Ittierre s.p.a. sono senza nessun trattamento salariale e purtroppo molti di loro appartengono a nuclei familiari monoreddito. Se questa situazione dovesse risolversi non prima di 5 o 6 mesi, centinaia di famiglie si troverebbero in forti difficoltà economiche. La gravità della situazione impone che i consueti tempi burocratici si accorcino drasticamente affinché famiglie già duramente colpite dalla crisi non siano costrette ad affrontare ulteriori disagi e sofferenze.”

 
15
Maggio
2015

LEVA : PRESENTATI EMENDAMENTI ALLA RIFORMA IN DISCUSSIONE OGGI ALLA CAMERA SULLA BUONA SCUOLA.

 

italiaGiustaL’on. Leva unitamente ai colleghi di Area riformista Epifani, Bruno Bossio, Stumpo, Agostini, Zoggia e Giorgis ha presentato alla Camera un blocco di emendamenti che affrontano i temi più spinosi della riforma. “Abbiamo valutato attentamente le osservazioni che ci sono pervenute dal mondo della scuola e dialogando con loro abbiamo predisposto una serie di emendamenti che potrebbero migliorare i punti più critici della riforma – afferma l’on Leva- .

Con le nostre proposte si  garantisce la piena autonomia dei docenti ridefinendo, di conseguenza, il ruolo dei dirigenti scolastici. In Commissione si è già modificata la parte sulla stesura del piano dell’offerta formativa su cui avranno voce in capitolo anche il collegio dei docenti e il consigli di istituto, ma c’è ancora da cambiare la chiamata degli insegnati, anche questa deve essere più condivisa.
In merito allo school bonus e alla possibilità quindi, per i privati, di destinare il 5x1000 agli istituti scolastici abbiamo predisposto una serie di emendamenti tesi ad evitare che tale metodo di finanziamento crei discriminazioni tra scuole, producendo diseguaglianze tra scuole di periferia sempre più povere e scuole dei grandi centri sempre più ricche.


Altro passaggio delicato riguarda la situazione dei precari, con un emendamento proponiamo che il governo entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge definisca un piano quinquennale di immissioni in ruolo finalizzato alla stabilizzazione del personale in possesso dell' abilitazione e al personale ata. Sono modifiche che riteniamo necessarie in quanto accolgono in parte le indicazioni dei sindacati di categoria e degli operatori del settore e di fatto migliorano il testo proprio nei passaggi più controversi e delicati. Faremo, quindi, fino in fondo la nostra battaglia.”


Roma, 15.05.2015.

 
09
Maggio
2015

LEVA: “LE INIZIATIVE PER LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA RINCORRONO TROPPO IL CONSENSO E SONO POCO EFFICACI”

“Immaginare che la lotta alla corruzione si possa svolgere solo ed esclusivamente con un aumento delle pene ed un allungamento della prescrizione è una illusione. Può essere utile se un partito desidera che i sondaggi gli siano favorevoli, ma non serve a risolvere il problema della corruzione”. 


Danilo Leva, avvocato, parlamentare del Pd, già responsabile Giustizia del partito durante la segreteria Epifani, considera non tutte positive le iniziative di riforma della giustizia messe in campo dal governo di Matteo Renzi.

“Con questi interventi non si va al cuore dei problemi e non li si affrontano per quelli che sono. L’impostazione di fondo è quella di rincorrere l’ opinione pubblica con soluzioni che, si è certi, ne incontrano il favore. Ma è sbagliato e sicuramente poco efficace per rendere davvero efficiente il sistema giudiziario: piegare per forza il diritto penale alle logiche del consenso è quanto di più sbagliato ci possa essere”.

 

Da ilcampodelleidee.it una chiacchierata con Roberto Seghetti sulle ultime riforme in materia di giustizia

I problemi, però, esistono davvero. E troppi processi finiscono con una prescrizione. Come va affrontato allora questo handicap, che giustamente desta anche proteste e rabbia, soprattutto quando sono in gioco inchieste che riguardano l'uso del denaro pubblico?

 

"Quando si parla di prescrizione ci vuole equilibrio. Non bisogna dimenticare che è un principio a garanzia del cittadino, il quale ha diritto a un processo dalla durata ragionevole. Allungare i termini della prescrizione a dismisura, come è stato fatto, non va bene. A causa del combinato disposto dell'aumento della pena e dell'aumento della prescrizione, più tutti i meccanismi di sospensione tra i diversi gradi di giudizio, si arriva, per alcune tipologia di reati, a oltre 15 anni. Si arriva al paradosso che un cittadino si può veder comminare una condanna dopo oltre15 anni. In uno stato di diritto come il nostro, con un sistema della pena improntato alla prevenzione e alla rieducazione, arrivare alla pena dopo così tanti anni, a chi è utile? E' utile a far aumentare un punto nei sondaggi, ma non a costruire un sistema penale efficiente".

Però il sistema penale va reso più efficiente, altrimenti non solo non funziona bene, ma troppe persone vengono per anni pubblicamente messe di fronte al paese come possibili rei, e poi o finiscono prosciolti o prescritti, o se sono colpevoli, patteggiano in tempi brevi pene che limitano il rischio di finire al fresco e scompaiono dalle inchieste.

"Non ci sono scorciatoie: bisogna accorciare i tempi del processo, rendendo più efficiente la macchina della giustizia, e bisogna essere efficaci, con pena certa, che produca effetti, rimuovendo la differenza tra pena edittale, pena comminata e pena effettivamente eseguita. Oggi non c'è nulla di tutto questo. Qualche passo in avanti è stato fatto, naturalmente. Penso alla riforma della responsabilità civile e a quella della custodia cautelare. Ma rischiano di essere vanificati da questo continuo rincorrere la pancia degli italiani, invece di affrontare i problemi. Senza considerare le contraddizioni. Con una mano si aumentano le pene per il furto in appartamento e con l'altra si introduce l'istituto della tenuità del fatto, peraltro declinato in modo discutibile".

Che i processi debbano essere più veloci è chiaro. Ma quali iniziative si devono prendere per ottenere sul serio questo risultato?

"Intanto dovremmo fare una riflessione vera sulla fase delle indagini preliminari. Segnalo in proposito che oggi la maggior parte dei processi si prescrive nella fase delle indagini preliminari. Non è un fatto fisiologico. Quindi credo che sia necessario aprire una riflessione vera per capire ciò che accade. Per esempio, io penso che sarebbe necessario e utile introdurre alcuni termini di fase, relativi alle indagini preliminari, molto più stringenti anche rispetto a quelli che abbiamo oggi".

I termini già esistono. Perché non funzionano?

"La verità è che, chiuse le indagini preliminari, il pm non ha l'obbligo di esercitare subito l'azione penale. Può farlo subito come due anni più tardi. Ecco. Questo per esempio è un meccanismo che rischia di trasformare l'obbligatorietà dell'azione penale in discrezionalità, che è ben altra cosa".

E allora?

"E allora potremmo collegare la durata ragionevole del processo alla sospensione o meno dei termini di prescrizione tra il primo, il secondo grado e il terzo grado. Nel senso che i termini stessi si posso sospendere se il pm ha esercitato l'azione penale entro un tot di tempo, altrimenti non si può dar corso alla sospensione. D'altra parte, il processo non può trasformarsi né in un giudizio anticipato di colpevolezza, né tantomeno una sorta di calvario che poi mortifica la dignità stessa del cittadino".

Non sono proposte semplici da spiegare all'opinione pubblica...

"Quando si fanno le riforme bisogna capire quali obiettivi di fondo bisogna raggiungere, quale strada bisogna percorrere. Non è l'andare in sé l'obiettivo. Ma l'andare in una direzione. E secondo me la direzione è che bisogna costruire un sistema penale sicuramente efficiente e che torni a fare il suo mestiere. Anche dal punto di vista della prevenzione. Per esempio, i reati contro la Pubblica Amministrazione andrebbero perseguiti con determinazione, introducendo anche strumenti investigativi che siano forti, come quelli oggi in vigore per combattere i reati di mafia. Così combatti la corruzione, non con misure di propaganda...."

E le intercettazioni? Sono indispensabili per trovare le prove ma troppo spesso finiscono sui giornali anche conversazioni che non c'entrano con il reato da perseguire.

"Nell'ordinamento già esiste l'udienza stralcio. E le intercettazioni sono uno strumento indispensabile per le indagini quale mezzo di ricerca delle prove. E' uno strumento che da questo punto di vista non va assolutamente indebolito. Quel che si può e si dovrebbe fare è introdurre un sistema di responsabilità oggettive per la fuga di notizie. Beninteso, responsabilità di chi lascia fuggire le notizie, non certo del giornalista che utilizza le informazioni: lui fa solo il proprio mestiere. Tanto è vero che quando le notizie, come dire?, non devono uscire, non escono mai, quando invece fa comodo farle uscire escono sempre. Non possiamo prendercela con i giornalisti. Il tema riguarda la fonte. C'è già l'obbligo di non mettere nelle ordinanze le trascrizioni delle intercettazioni non pertinenti. Chi è che non lo rispetta? Perché non lo rispetta? Perché informazioni che non devono circolare circolano? La responsabilità è di chi lascia circolare quelle informazioni. Ma questi sono solo alcuni temi nell'ambito della riforma della giustizia. Per esempio: si può pensare a una riforma del Csm?"

Parliamo anche di struttura. Di attrezzature. Ce ne sono a sufficienza per rendere i processi più rapidi, è un problema di organizzazione o di mezzi?

"Mi limito a ribadire che riformare la giustizia senza soldi e senza investimenti è impossibile. Se un cancelliere lavora fino alle due di pomeriggio e non anche di pomeriggio perché non ci sono i soldi per gli straordinari, è inutile pensare al processo veloce. Certo, in molti casi è anche un problema di organizzazione. Ma la vera riforma della giustizia è questa: vogliamo velocizzare i processi? Non c'è bisogno di norme strane. Bisogna consentire di avere personale nelle cancellerie, consentire l'affermazione del processo telematico, bisogna insomma mettere qualche soldo su questo grande obiettivo di modernizzazione. La bacchetta magica è questa".

 
08
Maggio
2015

AREA RIFORMISTA. LEVA: IL SUD DEVE TORNARE A ESSERE PRIORITARIO NELL’AGENDA DI GOVERNO

areariformista

Il Mezzogiorno è stato derubricato da tema nazionale ad argomento irrilevante


“È necessario tornare a discutere di mezzogiorno. Il sud deve tornare ad essere prioritario nell'agenda di governo. Siamo dentro una contraddizione: proprio nel momento in cui la crisi colpisce il Mezzogiorno in maniera più forte rispetto al resto del paese assistiamo ad una politica non all'altezza di questo passaggio, anzi piuttosto regressiva.Il Mezzogiorno è stato derubricato da tema nazionale ad argomento irrilevante”.

 

Lo ha dichiarato Danilo Leva, parlamentare Pd che è tra i principali promotori di Area Riformista, la componente guidata da Roberto Speranza, nel convegno svoltosi oggi a Cosenza.

“I tagli di risorse agli atenei colpiscono in particolar modo quelli del Sud, le politiche redistributive (80 euro) premiano chi un lavoro già c'è l'ha e nulla fanno per contrastare la povertà presente nel Sud in maniera superiore del doppio rispetto alla media nazionale, i tagli alla sanità colpiscono soprattutto le regioni del Sud e sono stati cancellati oltre 3,5 miliardo di euro dal piano di azione coesione.

Ancora una volta il Mezzogiorno funge da bancomat per il resto del paese. In questo ancora non siamo riusciti a marcare una discontinuità rispetto al passato. Gli effetti di questa politica economica consegnano il Mezzogiorno ad un destino fatto di declino e marginalità. Ma un partito come il Pd deve avere un'altra visione dello sviluppo del paese. Così il Sud non c'è la fa. Ma se non riparte il Mezzogiorno non riparte l'Italia”.

   
04
Maggio
2015

ITALICUM:LEVA(PD),STRAPPO ISTITUZIONALE CHE PESERÀ IN FUTURO

 

italiaGiusta(ANSA) - CAMPOBASSO, 4 MAG - "Ritenevo un errore approvare la legge elettorale a colpi di maggioranza e lo ritengono ancora di più oggi perché il voto fotografa un dissenso ancora più ampio rispetto al voto di fiducia dell'altro giorno".

Così Danilo Leva, deputato della minoranza Pd, commentando l'ok definitivo della Camera all'Italicum.

"Questo passaggio - aggiunge - rappresenta una macchia e uno strappo istituzionale che peseranno, e non poco, in futuro.
Quanto accaduto autorizzerà qualunque forza politica ad approvarsi a maggioranza leggi che rappresentano le regole del gioco e sulle quali, quindi, ci sarebbe bisogno di una condivisione ampia.

Oggi - conclude Leva - credo che il disegno riformatore del Pd esca indebolito e non sicuramente rafforzato". (ANSA)

 
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