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Danilo Leva
09
Ottobre
2014

JOBS ACT. LEVA (PD): MIGLIORARE TESTO ALLA CAMERA

italiaGiusta(DIRE) Roma, 9 ott. - "C'e' un'intera generazione che rischia di rimanere fuori dal mercato del lavoro e c'e' un'altra che rischia l'espulsione a causa di una crisi che si protrae e di una ripresa che stenta. E c'e' poi una classe politica che deve dimostrare di essere all'altezza della sfida epocale che riguarda processi economici e di produzione.

E' per questo che la fiducia espressa al job act e' un primo passo importante anche alla luce di alcune proposte migliorative che sono state accolte nel testo". Cosi' Danilo Leva, deputato del Pd, che continua: "Fa bene il presidente Renzi a rivendicare l'importanza del voto ieri a cui ha contribuito sicuramente la mediazione gia' avviata nel corso dell'ultima Direzione del Pd con l'astensione di una parte importante di Area Riformista.

Non siamo all'anno zero: assicurare i margini per ulteriori positive modifiche alla Camera e' il modo migliore per scongiurare fratture interne e dimostrare che c'e' un partito e un governo in grado di cambiare il paese". (Com/Tar/ Dire)

 
09
Ottobre
2014

STATO-MAFIA, LEVA (PD): “NO A PRESENZA BOSS DECISIONE SAGGIA”

ForumGiustizia“La decisione di Alfredo Montalto, presidente del collegio nel processo per la presunta trattativa Stato-Mafia, di non autorizzare la presenza dei boss mafiosi Riina e Bagarella all’udienza in cui deporrà il Capo dello Stato in qualità di testimone, è una decisione saggia e di buon senso e soprattutto rispettosa delle norme del codice di procedura penale.

Con questa scelta si tutelano non solo le prerogative del Capo dello Stato ma delle stesse istituzioni democratiche del nostro Paese, bene prioritario rispetto ad ogni altro tipo di considerazione”.

Roma 9 ottobre 2014

 
07
Ottobre
2014

GAY: LEVA (PD), DA ALFANO INACCETTABILE INTERVENTO UNILATERALE. RIFERISCA IN PARLAMENTO

italiaGiusta“Alfano si occupi dei problemi relativi all'ordine e alla sicurezza pubblica.

I diritti delle persone sono altra cosa di cui si discute in parlamento”. Lo dichiara Danilo Leva, deputato Pd e componente della Commissione Giustizia della Camera.

“E’ inaccettabile – spiega Leva - un intervento unilaterale in una materia così complessa e delicata”. “Credo utile che lo stesso ministro riferisca in Parlamento su questa sua personale e alquanto stravagante iniziativa”, conclude il deputato democratico.

 
07
Ottobre
2014

JOBS ACT: LEVA (PD), "VOTEREMO FIDUCIA”

italiaGiustaPrevarrà senso responsabilità

(ANSA) - ROMA, 6 OTT - "Voteremo la fiducia al governo. Prevarrà il senso di responsabilità". Lo dice il deputato Pd Danilo Leva all'ANSA. Leva esclude che al Senato possano esserci problemi per il governo: "Problemi? Assolutamente no". (ANSA).

 
 
02
Settembre
2014

COFFEE BREAK DEL 03.09.2014

 

Domattina dalle 9:45 sarò ospite di Coffee Break La7 per approfondire gli ultimi avvenimenti di attualità politica.

coffeeBreak

   
28
Agosto
2014

GIUSTIZIA: LEVA (PD), NON INDEBOLIRE GARANZIE PROCESSUALI

 

ForumGiustizia(ANSA)"La riforma della prescrizione deve essere il frutto di un corretto bilanciamento tra l'interesse dello Stato ad esercitare la pretesa punitiva ed il diritto dei cittadini ad avere un processo dalla durata ragionevole.

Così come delineata sino ad oggi questo equilibrio non c'è, determinando un salto all'indietro di oltre 30 anni sul terreno delle garanzie processuali"

Lo dichiara in una nota Danilo Leva, deputato PD di area riformista (ANSA)

 
21
Agosto
2014

GIUSTIZIA: LEVA(PD), RIFORMA GEOGRAFIA NON IN CDM DEL 29 AGOSTO

 

pd-molisePer Parlamentare molisano, il tema non è sul tavolo

21 Agosto , 11:13 (ANSA) - CAMPOBASSO, 21 ago - "Dalle notizie in mio possesso non credo che il Consiglio dei ministri del 29 agosto discuta il provvedimento relativo alla revisione della geografia giudiziaria".

E' quanto dice all'ANSA il parlamentare molisano del Pd Danilo Leva. "In questi giorni - spiega - i parlamentari del Partito Democratico di diverse regioni hanno posto il tema al ministro della Giustizia Andrea Orlando relativo all'eventuale soppressione delle Corti d'Appello.

Penso che questo sarebbe devastante per una regione come il Molise, in quanto sopprimere l'unica Corte d'Appello esistente significherebbe, di fatto, avviare il percorso per la soppressione dell'autonomia regionale".

Leva quindi, alla vigilia di un incontro sulla questione in programma questo pomeriggio a Termoli (Campobasso) con gli Ordini degli Avvocati del Molise e i parlamentari della regione, conclude: "Diverso è secondo me discutere di riforma delle attuali normative che disciplinano la geografia giudiziaria nel nostro paese. Occorre rivederle secondo criteri oggettivi e coerenti. Sbaglia chi pensa di poter difendere le ragioni del Molise attraverso una semplice difesa dell'esistente". (ANSA). M12-PRO

 
20
Agosto
2014

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, BENE L'AVVIO SUL CIVILE, MA DOBBIAMO PENSARE PRESTO ANCHE AL PENALE.

 

ForumGiustiziaAlcune mie riflessione sui temi attuali di Giustizia pubblicate sulla rivista on-line "Il campo delle idee"

Depenalizzazione. Pena. Processo. Alcuni punti cardine per riflettere sulla riforma. Per un Paese più civile, una democrazia e una economia sane. Fino ad oggi è cresciuta l’impunità dei poteri criminali e dei reati del potere, o della grande criminalità organizzata o della grande corruzione, mentre si è sviluppato un irrigidimento antigarantista della repressione penale a danno dei ceti più poveri e marginalizzati, quali ad esempio immigrati, tossicodipendenti e disoccupati. Bisogna cambiare.

Il 29 agosto il Consiglio dei ministri approverà i testi normativi relativi ai 12 punti della riforma della giustizia e in vista di questo appuntamento credo sia opportuno offrire un contributo al dibattito, visto il lavoro che dovrà svolgere il Parlamento.


Si tratta di un passaggio fondamentale che può caratterizzarsi per la discontinuità rispetto al passato, per due ragioni. La prima: è la prima volta in cui si parla di un intervento organico sull’intero sistema giustizia; la seconda: si affronta questo tema senza legarlo a singole vicende giudiziarie.


Mi auguro che la politica non sciupi l’occasione di affermare la propria autonomia culturale ed abbia una visione capace di sconfiggere i tanti corporativismi e le rendite di posizione che per anni hanno bloccato qualsiasi intervento riformatore.


Il dibattito sviluppatosi sino ad oggi è stato infatti inquinato dalla pretesa di impunità di un pezzo consistente di classe dirigente, la quale ha finito per produrre una visione distorta dei problemi reali, generando immobilismo e negazione delle garanzie e dei diritti costituzionali sia nel campo penale che in quello civile. Nella nuova fase che si è aperta possiamo recuperare l’autenticità di un confronto serio e rigoroso tra tutti i protagonisti del pianeta giustizia e le forze politiche, con la necessità per queste ultime di assumere alla fine le proprie autonome decisioni. Autonomia significa assenza di condizionamenti, significa coraggio ed allo stesso tempo responsabilità. Resto convinto che sia la buona politica a fare la buona giustizia e non viceversa. Questo semplicemente per ribadire il primatur della politica che nel corso del tempo invece ha smarrito questa funzione, per intrinseca debolezza, per vulnerabilità.


È con questo spirito che bisogna affrontare il dibattito sui 12 punti della riforma, nella consapevolezza che oggi è fondamentale aggredire i ritardi e le disfunzioni del processo civile per consentire al Paese, all’economia, di recuperare competitività rispetto al resto d’Europa. E’ insopportabile che un’impresa debba aspettare 1.185 giorni per far rispettare un contratto o che un sistema come quello italiano conti oltre cinque milioni di cause civili da smaltire. Sono le cifre di un disastro, soprattutto economico. Ed allora come aggredire questo cancro?


In primo luogo, con maggiori risorse. La filosofia delle riforme a costo zero non è più sostenibile. Sulla giustizia civile bisogna investire, sia sul personale che sulla definitiva informatizzazione del processo. Alcuni passi in avanti sono stati compiuti e sono apprezzabili, ma non sono ancora sufficienti. I tempi possono essere ridotti attraverso l’introduzione nel nostro ordinamento di istituti quali la negoziazione assistita e le camere arbitrali, che hanno una funzione deflattiva ed in altri ordinamenti funzionano in maniera eccellente. Inoltre, ritengo opportuno aprire una riflessione seria sulla convenienza di semplificare il processo di cognizione attraverso la previsione del rito del lavoro come rito ordinario. Tale rito, sappiamo tutti, è caratterizzato dagli elementi dell’immediatezza e dell’oralità e rispetto all’attuale rito ordinario è stato sicuramente più rapido nella risoluzione delle controversie. Oggi il nostro sistema è caratterizzato da un’ eccessiva frammentarietà dei riti, la quale ha prodotto soltanto complessità, disfunzioni e burocratizzazione.


Questi sono tutti interventi indispensabili e necessari. Tuttavia credo che non si possa e non si debba trascurare il campo del diritto penale. Il diritto civile è il diritto delle cose, il diritto penale riguarda la persona in quanto tale. Ebbene un Paese è civile se civili sono le sue regole, se civile è il suo ordinamento penale. Il diritto penale è il terreno privilegiato su cui si articolano le libertà e le garanzie costituzionali, il terreno su cui è stato costruito il paradigma dello Stato di diritto e della democrazia liberale, così come delle difese dell’economia sana nei confronti dell’economia criminale. Ed è proprio su questo versante che abbiamo nel corso degli anni manifestato segnali di cedimento culturale molto preoccupanti.


Nel nostro paese esiste una questione penale riconducibile al totale fallimento delle politiche messe in campo sino ad oggi. Abbiamo assistito inermi ad una espansione massima del diritto penale su un duplice piano: l’aumento delle figure di reato e del volume degli affari penali; e l’espansione di fatto della carcerazione, a partire da quella preventiva. A tutto questo si è accompagnato uno scarso sviluppo di un diritto penale sovranazionale e delle relative istituzioni giudiziarie di garanzia e di polizia all’altezza delle sfide della nuova criminalità globale. E’ accaduto così che mentre è cresciuta l’impunità dei poteri criminali e dei reati del potere, o della grande criminalità organizzata o della grande corruzione, si è sviluppato un irrigidimento antigarantista della repressione penale a danno dei ceti più poveri e marginalizzati, quali ad esempio immigrati, tossicodipendenti e disoccupati.


Una democrazia matura non può assistere a questa involuzione sociale, perché alla fine l’inflazione legislativa e la sovrapproduzione di diritto penale producono inefficienza, irrazionalità e violazione dei classici principi garantisti (principio di tassatività, certezza della legge penale, obbligatorietà dell’azione penale, il ruolo del processo come strumento di verifica dei fatti e non di penalizzazione preventiva). Ma l’espansione del diritto penale è arrivata a sviluppare anche l’aumento delle pene carcerarie, come frutto di una politica indifferente alle cause strutturali dei fenomeni criminali e che il più delle volte ha assecondato o addirittura alimentato le paure, gli umori repressivi e le pulsioni presenti nella società.


L’unica risposta che si è data nel corso degli ultimi anni è stata quella della realizzazione di un sistema carcerocentrico. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Dunque, di fronte alla gravità della crisi in atto non serve qualche ritocco, ma occorre un progetto di riforma vero, in grado di rifondare la legalità penale sul modello del diritto penale minimo, cioè che affermi la funzione del diritto penale quale strumento a cui ricorrere solo come extrema ratio. Di certo non partiamo dall’anno zero, alcuni interventi legislativi sono stati già effettuati proprio nel corso di questa legislatura, certamente positivi, ma l’impressione è che si tratti ancora e solo di palliativi.


Abbiamo bisogno di un’impostazione ben più radicale, basata su alcuni punti cardine, attorno ai quali sviluppare la riflessione:


1) Depenalizzazione. Non si tratta soltanto di ridurre la sfera della tutela penale ai beni che riteniamo essere fondamentali. Bisogna ridurre il perimetro di tali beni a quello dei soli beni offesi da figure di reato che realisticamente possano essere perseguitate efficacemente dal sistema giudiziario. Dovrebbero essere depenalizzati tanti reati bagattellari che ancora oggi ingolfano i Tribunali, come tutte le contravvenzioni, tutti i reati punibili con la sola pena pecuniaria. Dovrebbero essere riformate le leggi sulla droga anche alla luce della recentissima sentenza della Corte Costituzionale sulla Fini-Giovanardi. Si potrebbero punire a querela di parte tutti i reati lesivi di diritti patrimoniali e perciò disponibili. Infine, una riforma del diritto penale sostanziale, che parta da una consistente depenalizzazione, avrebbe la necessità di ancorare tale impostazione a due principi: il principio di legalità, legato all’esigenza di introdurre una riserva di codice in materia penale ed il principio dell’apprezzabilità del danno o del pericolo corso (l’espressione è di F. Carrara), in modo da redigere una sorta di scala gerarchica di beni meritevoli di tutela a cui far conseguire ad esempio la depenalizzazione dei reati di pericolo astratto in favore di tecniche diverse di tutela, civili o amministrative, più adeguate della mera repressione penale.


2) Pena. Innanzitutto bisognerebbe riconsiderare tutto il sistema delle pene nel nostro paese e immaginare il ricorso al carcere soltanto in via eccezionale e come ipotesi residuale per le tipologie di reato più gravi. Poi va ripensato lo stesso sistema dell’esecuzione penale, segnato, da profonda disuguaglianza, incertezza, arbitrio burocratico. Un intervento riformatore potrebbe puntare ad eliminare l’attuale divaricazione tra pena edittale, pena irrogata e pena scontata con l’abbassamento della prima alla seconda e della seconda alla terza. Quindi andrebbe eliminato prima di tutto l’ergastolo, ancora presente in Italia nonostante le previsioni dell’art. 27 della Costituzione. Infine, bisognerebbe assolutamente intervenire sulla custodia cautelare di cui nel nostro paese si è fatto un abuso ed un uso distorto. Quello della riforma della carcerazione preventiva è oramai il grande tema assente nel dibattito sulla riforma della giustizia, ma è la vera priorità in un sistema come il nostro, davvero malato e che ha trasformato quest’ istituto da eccezionale in ordinario.


3) Processo. La parità delle parti nel processo e l’effettività del diritto alla difesa richiederebbero l’introduzione, in aggiunta alla difesa privata, di una difesa pubblica affidata a un pubblico ministero di difesa dotato di poteri simili alla pubblica accusa. Bisognerebbe poi affrontare il tema della durata dei processi soprattutto alla luce di un eventuale accorciamento del termine di prescrizione. Non bisogna mai dimenticare che la prescrizione è un istituto di diritto sostanziale e non processuale e che quindi qualsiasi intervento in materia deve essere equilibrato e rigoroso e, soprattutto, frutto di un corretto bilanciamento tra l’interesse dello Stato ad esercitare la pretesa punitiva ed il diritto dei cittadini ad avere un processo dalla durata ragionevole.


Infine, ci sono i temi della riforma della responsabilità civile, ormai non più rinviabile, e dell’organizzazione della magistratura, su cui è necessario discutere senza tabù. Ed allora ben vengano interventi che diluiscano il peso delle correnti all’interno del CSM o che creino apposite sezioni disciplinari. Resta da affrontare il nodo della separazione delle funzioni requirenti da quelle giudicanti. Per troppo tempo si è preferito un dibattito di natura ideologica sulla questione. Il Pd dovrebbe invece affrontarlo senza nascondere la polvere sotto il tappeto ed iniziando una discussione laica. Oggi grazie ad alcuni interventi legislativi sono già stati introdotti alcuni paletti. Credo però che sia possibile immaginare un sistema in cui, senza modificare la Costituzione, il passaggio da una funzione all’altra sia residuale.


Insomma il paese ha bisogno di una riforma che non rincorra le emergenze ma disegni un nuovo sistema giudiziario capace di funzionare e di adeguarsi ai cambiamenti in atto.


Un’ultima considerazione. Il diritto penale nel corso degli anni è stato il luogo in cui si sono concentrate le maggiori diseguaglianze sociali. Si è concretizzata una sorta di doppia corsia: diritto minimo per i ricchi e potenti; diritto massimo e inflessibile per i poveri ed emarginati. Basti pensare alla legge Cirielli del 2005: ha introdotto aumenti massicci di pena per i recidivi e, simultaneamente, la riduzione dei termini della prescrizione, destinando così alla prescrizione gran parte dei processi su corruzione, concussione, peculato e bancarotta, per la complessità delle indagini e le corpose difese. Quasi il 90 per cento delle condanne per fatti di corruzione negli ultimi 20 anni è stato inferiore a 2 anni, con conseguente sospensione condizionale della pena. Solo il 3,5 per cento dei condannati ha subito una condanna superiore ai 3 anni. La verità è che questa è la differenza più pericolosa dell’Italia rispetto agli altri paesi europei: l’enorme peso della corruzione, dell’evasione fiscale, del riciclaggio e della criminalità organizzata.


Si tratta di fattori che minano la tenuta sociale di una comunità. Sarebbe un bell’inizio se iniziassimo da qui: dall’introduzione nel nostro ordinamento del reato di falso in bilancio e del reato di autoriciclaggio.


In fondo la battaglia per una società più giusta, per una comunità più civile e per un’economia sana si fa anche così.

 
19
Agosto
2014

EURO. LEVA (PD), GOVERNO CHIEDA DEROGA AL PATTO PER INVESTIMENTI AL SUD, LOTTA A POVERTÀ E SCUOLA

 

italiaGiustaNecessarie politiche espansive

“Le regole che l’Ue si era data anni fa, oggi sono inattuali in quanto di fronte a una crisi economica così forte abbiamo la necessità di politiche espansive.

Ma se tra i paesi dell’eurozona manca questa consapevolezza, quanto meno il governo italiano chieda una deroga al patto su temi e macroprogetti specifici come il rilancio degli investimenti al Sud, la lotta alla povertà, investimenti per scuola, ricerca e innovazione”.

Così Danilo Leva, deputato del Pd, a Sky Tg 24.

 
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